Il bambino ha davvero tre genitori? La sentenza dice qualcosa di diverso da quanto raccontato dai giornali

di Avv. Maida Milàn

Alcuni giornali hanno presentato una recente sentenza della Corte d'Appello di Bari come il primo riconoscimento in Italia di una famiglia con tre genitori. La formula è efficace e suggestiva, ma rischia di far perdere di vista il vero problema giuridico affrontato dai giudici.

La vicenda riguarda due uomini sposati in Germania. Uno dei due è il padre biologico di un bambino nato da una donna che non è mai stata anonima né estranea alla storia familiare. La madre biologica era infatti una conoscente di lunga data della coppia, ha mantenuto rapporti con il figlio e ha successivamente prestato il proprio consenso all'adozione del minore da parte del marito del padre biologico.

Sulla base della normativa tedesca, il Tribunale di Berlino ha pronunciato l'adozione del bambino da parte del partner del padre. Quando però è stata chiesta la trascrizione del provvedimento in Italia, il Comune si è opposto.

La ragione dell'opposizione è il vero cuore della vicenda.

Secondo il Comune, dietro la nascita del bambino avrebbe potuto celarsi una maternità surrogata. In altre parole, il decreto di adozione sarebbe stato il punto di arrivo di un percorso iniziato con una gestazione per altri, pratica che l'ordinamento italiano considera contraria all'ordine pubblico.

Per comprendere la decisione della Corte è necessario fare un passo indietro.

Quando un provvedimento viene emesso da un giudice straniero, il giudice italiano non è chiamato a rivalutare l'intera vicenda. Deve invece verificare se quel provvedimento possiede i requisiti richiesti dalla legge italiana per produrre effetti nel nostro ordinamento. In materia di status personali e familiari, trovano applicazione gli artt. 64 e seguenti della l.n. 218 del 1995, che disciplinano il riconoscimento delle decisioni straniere.

Tra questi requisiti assume particolare importanza il rispetto dell'ordine pubblico. Si tratta di una clausola che impedisce l'ingresso nel nostro ordinamento di situazioni incompatibili con principi fondamentali ritenuti irrinunciabili.

Proprio su questo punto si è sviluppata negli ultimi anni una rilevante giurisprudenza della Corte di Cassazione in materia di maternità surrogata.

Le Sezioni Unite, con la nota sentenza n. 38162 del 2022, hanno affermato che il riconoscimento diretto del rapporto di filiazione derivante da una gestazione per altri incontra il limite dell'ordine pubblico. Secondo la Suprema Corte, il divieto di maternità surrogata posto dalla legge italiana è espressione della tutela della dignità della persona e non può essere superato attraverso una valutazione caso per caso della concreta offensività della pratica.

La sentenza della Corte d'Appello di Bari non mette in discussione questo principio. Anzi, lo richiama espressamente.

Il punto decisivo è un altro: prima di applicare il limite dell'ordine pubblico occorre accertare che una maternità surrogata vi sia stata realmente.

Nel caso esaminato, i giudici hanno ritenuto che il sospetto formulato dal Comune non fosse sufficiente.

La Corte ha valorizzato una pluralità di elementi: la madre biologica era perfettamente identificata; aveva già altri figli; intratteneva da tempo rapporti di amicizia con la coppia; continuava a frequentare il bambino; il minore manteneva rapporti con la famiglia materna e con i fratelli; le autorità tedesche avevano svolto accertamenti approfonditi prima di autorizzare l'adozione. A ciò si aggiunge un ulteriore elemento spesso trascurato nel dibattito pubblico: anche l'ordinamento tedesco vieta la maternità surrogata.

Considerati nel loro insieme, questi dati hanno portato la Corte a ritenere non dimostrata l'esistenza di un accordo di gestazione per altri.

Per questo motivo il decreto di adozione è stato riconosciuto efficace anche in Italia.

La sentenza, dunque, non introduce una nuova figura di famiglia con tre genitori e non modifica gli orientamenti della Cassazione in materia di maternità surrogata. Dice però qualcosa di importante sul modo in cui dovrebbe funzionare uno Stato di diritto.

I giudici non hanno affermato che la gestazione per altri sia irrilevante. Hanno affermato che non basta sospettarla. Se si vuole negare efficacia a un provvedimento straniero invocando il limite dell'ordine pubblico, occorre dimostrare che quel limite è effettivamente coinvolto.

In altre parole, i diritti non possono essere compressi sulla base di supposizioni. Servono fatti, prove e accertamenti concreti. È questo, più che la suggestione giornalistica del "figlio con tre genitori", il vero insegnamento della sentenza della Corte d'Appello di Bari.

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