Il diritto ad una vita senza barriere, anche digitali

di avv. Chiara Cucurlescu

Tutti hanno diritto a una vita senza barriere”. Questo è stato il messaggio lanciato l’1 dicembre 2020 dalla Presidente della Commissione dell’Unione Europea Ursula von der Leyen, in occasione della Giornata Europea delle Persone con Disabilità, durante la quale venne annunciata la presentazione di una nuova Strategia sui Diritti delle Persone con Disabilità, con l’obbiettivo di costruire un’Europa dove tutti possano godere degli stessi diritti e delle stesse opportunità.

Il percorso verso un’Europa senza barriere, preceduto dall’adozione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità del 2006, ha avuto avvio con la Strategia europea sulla disabilità 2010-2020 e proseguirà, per il prossimo decennio, con la Strategia 2021-2030 volta a potenziare l’azione europea mediante un impegno concreto non solo dei singoli Stati membri, ma anche delle rispettive autorità regionali e locali. Tale impegno dovrà riguardare tanto l’accessibilità agli ambienti fisici, quanto a quelli virtuali. Le politiche europee dovranno, pertanto, promuovere la trasformazione digitale e i servizi pubblici digitali inclusivi e accessibili alle persone con disabilità.

Occorre a tal proposito evidenziare che non esiste, attualmente, tra gli Stati membri dell’Unione Europea, un mutuo riconoscimento dello status di disabilità delle persone. Per questo motivo, proprio nell’ambito della Strategia Europea sulla disabilità 2021-2030, ed in continuità con la precedente Strategia, l’unione Europea sta sviluppando un sistema di mutuo riconoscimento della condizione di disabilità basato sul rilascio di una “EU disability card”, avente la finalità di assicurare parità di accesso ai benefici per le persone con disabilità, in particolare nei settori della cultura, dello sport, dei trasporti e del tempo libero. La previsione di tale “Carta” non va comunque ad incidere su quelli che sono i criteri adottati da ciascuno Stato per il rilascio della stessa né, tanto meno, sulla definizione interna di disabilità, che ne è presupposto.

Il progetto pilota della “EU disability card” è stato lanciato a partire dal febbraio 2016 in un gruppo di otto Stati membri, tra cui l’Italia, con l’obbiettivo di estendere il riconoscimento della Carta da parte di tutti gli Stati membri dalla fine del 2023. Per quanto riguarda l’Italia, i criteri per il rilascio della Carta sono stati disciplinati con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 6 novembre 2020, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 23 Dicembre 2021.

I destinatari della Carta, che potranno usufruire dell’accesso agevolato a beni e servizi, sono i soggetti appartenenti ad una delle seguenti categorie: invalidi civili maggiorenni con invalidità certificata superiore al 67%; invalidi civili minorenni; cittadini con indennità di accompagnamento; cittadini con certificazione di disabilità grave (art. 3, c. 3, L. 104/92); ciechi civili; sordi civili; invalidi e inabili (L. 222/84); invalidi sul lavoro con invalidità certificata maggiore del 35%; invalidi sul lavoro con diritto all'assegno per l'assistenza personale e continuativa, o con menomazioni dell'integrità psicofisica; inabili alle mansioni; cittadini titolari di trattamenti di privilegio ordinari e di guerra (allegato  3  del  decreto  del  Presidente  del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159).

Quanto alle modalità di presentazione della richiesta, questa dovrà avvenire mediante l’apposita procedura informatica e tramite il portale INPS. Per la presentazione in autonomia da parte della persona disabile (quindi senza il supporto di una delle associazioni rappresentative delle persone con disabilità), sarà comunque necessario il possesso di un’identità digitale (accesso tramite SPID, CIE o CND) (Messaggio n° 853 del 22-02-2022 INPS).

In merito a tale ultimo profilo, quello dell’identità digitale, ed anche al tema più generale dell’accessibilità del digitale per le persone con disabilità, non può non osservarsi che molte sono ancora le difficoltà legate alla concreta fruizione degli strumenti digitali, difficoltà che danno luogo al c.d. digital divide (si pensi, solo per fare un esempio, all’impossibilità di ottenere la carta di identità elettronica per quelle persone per le quali non è possibile un’identificazione fisica a causa di deformità del volto). Notevoli sono però stati gli sforzi volti al raggiungimento di una maggiore inclusione digitale (ad esempio i servizi per ottenere lo SPID a domicilio), così come i risultati raggiunti, soprattutto negli ultimi due anni, in cui le ondate pandemiche hanno inevitabilmente dato forte impulso acceleratorio all’accessibilità digitale.

Il percorso per il superamento delle barriere, anche digitali, che incontrano le persone con disabilità è però ancora lungo “ed è nostro dovere, in quanto comunità, garantire la loro piena partecipazione alla società, su un piano di parità con gli altri” (Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, in occasione della Giornata europea delle persone con disabilità, 2020).

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